Recensione I am changing Rotters Club

Partiamo riepilogando velocemente la storia di questa band, i cui protagonisti principali, Alessandro Serrri e Edmondo Romano, possono essere considerati personalità di spicco del prog italiano. Furono infatti tra i fondatori di quel magnifico gruppo che risponde al nome di Eris Pluvia e che nel 1991 realizzò Rings of earthly light, un vero gioiello di rock sinfonico-romantico, erede un po’ della magia dei Camel. Dopo quell’album, però, ci fu una scissione del gruppo e Serri e Romano si dedicarono alla nuova creatura denominata Ancient Veil, pubblicando nel 1995 l’omonimo cd che recuperava soprattutto gli aspetti più melodici e romantici della precedente band. Da allora gli Ancient Veil hanno partecipato a diversi dischi tributo editi dalla Mellow Records, ma si è dovuto aspettare l’inizio di questo 2017 per un nuovo album. L’attesa è stata ben ripagata, perchè siamo di fronte ad un lavoro di elevata qualità. Alessandro Serri è impegnato alle parti vocali, alle chitarre, al basso, al flauto e alle tastiere, Edmondo Romano ad un ampio armamentario di fiati. Con loro il tastierista Fabio Serri ed una folta schiera di ospiti, che contribuiscono con numerosi strumenti a dare ulteriore colore al quadro timbrico di I am changing.

Si parte subito con cinque minuti strumentali, Bright autumn dawn: andamento sognante, belle combinazioni tra suoni acustici ed elettrici (ci sono anche oboe e archi), flauto e tastiere a dettare melodie incantevoli e magistrali cambi di atmosfera. Potremmo dire che è una partenza in pieno stile Camel, influenza che si ripeterà in altre circostanze durante l’ascolto (anche quando subentrano elementi imparentati col folk, come accade in Harbour of tears di Latimer e compagni), in particolare con I am changing (che non fa mancare qualche morbida pennellata canterburiana), You will see me, Chime of the times, You will see me (finale) e A mountain of dust. Altra caratteristica che emerge spesso è data dalla presenza di brevi e delicatissime ballate (If I only knew, Only when they’re broken, The fly), che rievocano i Genesis più pastorali. Non mancano momenti nei quali si avverte un orientamento medievaleggiante, particolarmente evidente in You will see me (intro) e nella seconda metà della citata Chime of the times in cui predomina l’utilizzo di strumenti classici. Solo Fading light, momento strumentale di due minuti e mezzo, presenta un po’ di aggressività in più, con ritmi maggiormente sostenuti ed una chitarra elettrica distorta e ruggente al punto giusto.

Tutti i pezzi offrono un mood leggermente malinconico e hanno durate abbastanza contenute, ma la varietà degli arrangiamenti e dei suoni fa sì che le sorprese siano continue e che emergano le grandi doti di composizione di Alessandro Serri (autore di tutti i brani; solo in uno figura come coautore Romano). Siamo di fronte davvero ad un album ben costruito e ricco di sfaccettature. La qualità principale, come già accennato, è data da quella ricchezza timbrica che dona grande eleganza al lavoro dei musicisti e che permette di far notare finezze e pregevolezze in ogni brano. Un ritorno davvero con i fiocchi, quindi, per gli Ancient Veil, che incanteranno sicuramente chi non smette di sognare con certe sonorità.

Giuseppe Di Spirito

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By |2017-09-01T15:09:11+00:00settembre 1st, 2017|Recensioni I am changing|0 Comments

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